Una spada per Ognissanti

Forlì, 1° novembre 1472: Pino III Ordelaffi nomina cavaliere Ludovico Deddi nel palazzo appena rinnovato: una cerimonia di prestigio nella città del Quattrocento


Il primo novembre del 1472 era domenica. A Forlì, nel giorno di Ognissanti, Pino III Ordelaffi aveva deciso di celebrare un avvenimento che non riguardava soltanto la persona destinata a ricevere un titolo cavalleresco. Nella grande sala della sua residenza, davanti alla moglie Zaffira Manfredi e a una folla di cittadini, il signore avrebbe conferito la dignità di cavaliere a Ludovico Deddi. Una veste d'oro, una cintura, una spada e gli speroni erano gli elementi di una cerimonia che doveva rendere onore al nuovo cavaliere, ma anche alla città e a chi la governava. Insomma, come osserva Sergio Spada in “Magnifico Signore”, la corte forlivese “si accingeva a vivere un autunno splendido”. 

A raccontarlo sono gli “Annales Forolivienses”, che registrano con precisione il giorno: "Die prima mensis novembris, festivitatis omnium sanctorum". Il cronista aggiunge che Pino desiderava abbellire e nobilitare Forlì attraverso la presenza di cavalieri e uomini illustri, "affectans ornare civitatem eius Forlivium ex equitibus et nobilibus". L'investitura avvenne "coram consorte sua et omni populo", cioè alla presenza della consorte e del popolo, nel palazzo e nella sala della sua residenza. Il destinatario è identificato senza ambiguità: "dominum Ludovicum natum Andree Bartolomei Chechi Deddi, civis Forlivij". Era dunque Ludovico, figlio di Andrea di Bartolomeo di Checco Deddi, cittadino forlivese.

Non era una scelta casuale, né la cerimonia si esauriva nell'attribuzione di un'onorificenza. Gli Annales ricordano che Pino aveva da poco rimesso mano alla propria dimora, una grande casa signorile che il tempo aveva deteriorato e che rischiava ormai la rovina. Il signore la fece riparare, sopraelevare, ampliare e ornare con pitture e merlature. La cronaca sottolinea come l'edificio fosse passato dalla condizione di semplice dimora a quella di un vero palazzo, degno della magnificenza del suo proprietario.
In questo ambiente rinnovato, l'investitura di Ludovico offriva un'occasione per mostrare il risultato dei lavori. La sala del palazzo diventava il luogo nel quale la signoria rappresentava se stessa davanti alla città. La festa religiosa forniva la data; la cerimonia cavalleresca dava forma a un messaggio politico.

Due secoli più tardi, Sigismondo Marchesi riprese l'episodio nel Supplemento istorico dell'antica città di Forlì, pubblicato nel 1678. Alla pagina 502 del libro ottavo conferma che Pino, "il primo Novembre giorno di tutti li Santi" adornò Ludovico dell'"Habito Equestre", coprendolo "di veste d'oro, di cintura, spada, e speroni". Il tutto, aggiunge, si svolse "con pompa grande".
Marchesi conserva dunque gli elementi essenziali della notizia tramandata dagli Annales: la data di Ognissanti, la sala del palazzo, la presenza della moglie Zaffira e del popolo, il nome del cavaliere e gli oggetti dell'investitura. 

L’identità di Ludovico Deddi conduce a una delle famiglie destinate a comparire nelle pagine più tormentate della storia forlivese. Costui era infatti figlio di Andrea, detto l’Orso, e che aveva già preso parte con il padre alle vicende della congiura contro Cecco III Ordelaffi, fratello del regnante Pino III. Per far presto, Francesco Luigi Ravaglia nella “Breve sintesi storica delle famiglie che tennero la Signoria delle città di Romagna”, ricordava che ad Antonio Ordelaffi “succedettero i figli Cecco III e Pino III; ma gli intrighi della loro madre, dello suocero, delle mogli e dei cortigiani posero Pino contro Cecco il quale fu deposto il 4 gennaio 1466 e morì in carcere il 22 aprile 1466”. 

Dottore in legge, Ludovico ebbe poi incarichi di fiducia da Pino, partecipò ad ambascerie a Bologna e Milano, fu infine coinvolto nelle imprese del signore.
La sua storia riemerge molti anni dopo, il 14 aprile 1488, quando, insieme al fratello, si trovò sulla scena dell'assassinio di Girolamo Riario. Era, infatti, ormai noto più come Orsi che come Deddi, e sulla sua famiglia si scatenò la vendetta della giovane vedova Caterina Sforza. 
Il cavaliere celebrato a Ognissanti avrebbe dunque attraversato alcuni dei passaggi più delicati della politica forlivese del secondo Quattrocento.

Ma nel novembre del 1472 il futuro era ancora lontano. La corte di Pino viveva una stagione di ostentata magnificenza e in tal senso la cerimonia può interpretarsi come una manifestazione di riconoscenza verso una famiglia che aveva sostenuto la signoria e, contemporaneamente, come una sorta di inaugurazione del palazzo rinnovato. Era anche una prova generale in vista di un appuntamento di maggior rilievo: l'incontro previsto per il 21 dicembre con Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano.
Per quell'occasione Pino si preparava a presentarsi con un seguito imponente, preparando novanta cavalieri accompagnati da dame e paggi, degne del prestigio del piccolo grande Stato forlivese. 

In questo quadro, l'investitura di Ludovico Deddi acquista un significato preciso. Pino non premiava soltanto un cittadino: arricchiva simbolicamente la propria corte di un nuovo cavaliere e offriva alla comunità uno spettacolo di autorità, ricchezza e continuità politica. Gli Annales concludono ricordando la gioia dei presenti, "cum yllaritate omnium civium et populi astantis". È il particolare con cui il cronista vuole consegnare alla memoria la scena: il signore, il nuovo cavaliere e la città riuniti nella stessa sala.

Il giorno di Ognissanti, insomma, non fu soltanto una ricorrenza del calendario religioso. Nella Forlì del 1472 diventò anche l'occasione per mettere in mostra un palazzo, consolidare una fedeltà e preparare la rappresentazione pubblica del potere. Una veste d'oro e una spada raccontano così qualcosa di più di una cerimonia cavalleresca: raccontano il modo in cui Pino III Ordelaffi voleva che Forlì vedesse il proprio signore.

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