Caterina Sforza regina d'Europa

Dai Medici ai Borbone e agli Stuart, la discendenza della Tigre di Forlì arriva fino alle famiglie reali dei nostri giorni


Quando Caterina Sforza morì a Firenze, il 28 maggio 1509, erano trascorsi nove anni dalla caduta di Ravaldino e Forlì apparteneva ormai al passato. La signoria costruita dai Riario fra Forlì e Imola non esisteva più, Cesare Borgia aveva sconvolto gli equilibri della Romagna e le guerre d'Italia stavano facendo il resto, cancellando quel mondo di piccoli Stati, condotte militari e alleanze mutevoli nel quale Caterina si era mossa per buona parte della propria vita.
Aveva combattuto a lungo perché almeno lo Stato rimanesse ai figli e, sotto questo aspetto, la sconfitta era stata completa: nessuno di loro sarebbe tornato a governare Forlì. Le vicende della famiglia, però, presero una strada assai diversa da quella dei domini perduti e, seguendole per qualche generazione, ci si allontana rapidamente dalla Romagna per incontrare alcuni dei nomi più noti delle monarchie europee.

Bisogna tornare a Forlì, dove il 6 aprile 1498 Caterina diede alla luce Ludovico, figlio del terzo marito Giovanni de' Medici detto il Popolano. Il padre morì pochi mesi dopo e il bambino ne assunse il nome, diventando quel Giovanni de' Medici che sarebbe stato conosciuto soprattutto come Giovanni dalle Bande Nere.
La sua fu una vita breve e quasi interamente trascorsa sui campi di battaglia. Ferito da un colpo d'artiglieria mentre combatteva contro le truppe imperiali, morì a Mantova nel novembre del 1526, a soli ventotto anni; dal matrimonio con Maria Salviati aveva però avuto un figlio, Cosimo, nato nel 1519. Caterina non conobbe mai quel nipote e non poteva naturalmente sapere che proprio da lui sarebbe cominciata la parte più fortunata della storia dinastica della famiglia.
Nel 1537, dopo l'assassinio di Alessandro de' Medici, Cosimo venne scelto per succedergli alla guida di Firenze. Aveva appena diciassette anni e la giovane età dovette sembrare rassicurante a quanti pensavano di poterne condizionare le decisioni; accadde piuttosto il contrario, perché Cosimo consolidò rapidamente la propria autorità, sconfisse gli oppositori, allargò il dominio a Siena e nel 1569 ottenne da papa Pio V il titolo di granduca di Toscana.
Cosimo I de' Medici era dunque nipote di Caterina Sforza, circostanza abbastanza nota; meno immediato è pensare a ciò che accadde nelle generazioni successive.

Cosimo aveva sposato Eleonora di Toledo e fra i loro figli vi era Francesco I, secondo granduca di Toscana; dal matrimonio di Francesco con Giovanna d'Austria nacque a Firenze, nel 1573, Maria de' Medici, ed è con lei che la famiglia uscì dall'Italia per entrare nelle grandi dinastie europee.
Nel 1600 Maria sposò Enrico IV di Borbone, re di Francia. Fu, com'era normale nelle famiglie regnanti, un matrimonio nel quale la politica e il denaro ebbero un peso considerevole: Enrico aveva bisogno di una discendenza legittima e la dote della principessa fiorentina era tutt'altro che trascurabile. Maria divenne regina di Francia e l'anno seguente nacque il futuro Luigi XIII, dal cui matrimonio con Anna d'Austria sarebbe nato, nel 1638, Luigi XIV.
Il Re Sole aveva quindi Caterina Sforza fra i propri antenati e la parentela, per quanto possa sembrare sorprendente, non è particolarmente complicata: Caterina fu madre di Giovanni dalle Bande Nere, Giovanni padre di Cosimo I, Cosimo padre di Francesco I, dal quale nacque Maria de' Medici; Maria fu madre di Luigi XIII e Luigi XIII padre di Luigi XIV. Nel volgere di poche generazioni una famiglia legata alla piccola signoria romagnola di Forlì e Imola era arrivata alla corte di Francia.
Suo figlio Luigi, il Gran Delfino, morì prima di Luigi XIV e non divenne mai re; uno dei figli del Delfino, Filippo duca d'Angiò, ebbe invece un destino diverso. Alla morte senza eredi di Carlo II d'Asburgo, nel 1700, fu indicato come successore al trono di Spagna, una scelta che provocò una guerra europea durata più di dieci anni. Filippo riuscì comunque a conservare la corona e regnò con il nome di Filippo V, dando origine al ramo spagnolo dei Borbone.

Da Filippo V la discendenza proseguì nei Borbone di Spagna e, attraverso Carlo III, Carlo IV, Ferdinando VII e Isabella II, arrivò ad Alfonso XII e quindi ad Alfonso XIII, venuto alla luce nel 1886, quando il padre era morto da alcuni mesi.
Con Alfonso XIII siamo già alle soglie della storia contemporanea. Lasciò la Spagna nel 1931 e suo figlio Giovanni, conte di Barcellona, non sarebbe mai salito sul trono; fu però padre di Juan Carlos I, proclamato re nel 1975. Da Juan Carlos e Sofia di Grecia nacque nel 1968 Filippo VI, che dal 2014 è re di Spagna.
Filippo VI pertanto è discendente genealogico di Caterina Sforza, così come lo sono le figlie Leonor, principessa delle Asturie, e Sofia. Fra Caterina, nata intorno al 1463, e Leonor, nata nel 2005, trascorrono più di cinque secoli.

Ma da Filippo V parte anche una linea che ci riporta, curiosamente, più vicino all'Italia. Dal secondo matrimonio con Elisabetta Farnese nacque un altro Filippo, che nel 1748 divenne duca di Parma; da lui discese il ramo dei Borbone-Parma e, alcune generazioni più tardi, Roberto I, uno dei cui numerosi figli, il principe Felice di Borbone-Parma, sposò nel 1919 la granduchessa Carlotta di Lussemburgo.
Il loro figlio Giovanni divenne granduca nel 1964; nel 2000 gli succedette il figlio Enrico e, dopo l'abdicazione di quest'ultimo, il 3 ottobre 2025 il trono è passato al primogenito Guglielmo. Anche l'attuale granduca di Lussemburgo risale così, attraverso i Borbone-Parma e i Borbone di Francia, a Maria de' Medici e, da lei, ai Medici di Toscana e a Caterina.

Maria de' Medici, del resto, non fu soltanto la madre di Luigi XIII. Fra i sei figli avuti da Enrico IV vi era Enrichetta Maria, che nel 1625 sposò Carlo I Stuart e divenne regina d'Inghilterra, Scozia e Irlanda. Il matrimonio la portò in un paese che di lì a poco sarebbe stato sconvolto dalla guerra civile: Carlo I venne sconfitto, processato e decapitato nel 1649, la monarchia fu abolita e la famiglia reale prese la via dell'esilio.
La parentesi repubblicana terminò nel 1660, quando il figlio del re poté rientrare in Inghilterra e salire sul trono con il nome di Carlo II. Non ebbe figli legittimi, ma ebbe numerosi figli naturali, parecchi dei quali riconosciuti e inseriti nell'alta aristocrazia britannica. Alcune di quelle discendenze continuarono per secoli e due, in particolare, finirono per incontrarsi nella genealogia degli Spencer.
È qui che compare Diana Spencer, discendente di Carlo II attraverso più linee, fra le quali quelle che risalgono a Carlo Lennox, primo duca di Richmond, e a Enrico FitzRoy, primo duca di Grafton. Diana trasmise naturalmente questa ascendenza ai figli William e Harry.
Per arrivare da loro a Caterina non bisogna dunque passare attraverso i Windsor, ma risalire la famiglia della madre: da Diana a Carlo II, da Carlo II alla madre Enrichetta Maria, quindi a Maria de' Medici e, attraverso Francesco I, Cosimo I e Giovanni dalle Bande Nere, alla signora di Forlì.

Giovanni dalle Bande Nere, tuttavia, era soltanto uno dei figli di Caterina, nato dall'ultimo matrimonio con Giovanni de' Medici. Da Girolamo Riario ne aveva già avuti sei: Bianca, Ottaviano, Cesare, Giovanni Livio, Galeazzo Maria e Francesco Sforza, detto Sforzino, e anche alcune di queste linee ebbero una continuazione.
Bianca sposò Troilo de' Rossi di San Secondo, mentre Galeazzo Maria Riario, che sposò Sista Gara della Rovere, diede origine a un ramo della famiglia stabilitosi nel Bolognese.

Le famiglie reali sono, in fondo, le più semplici da seguire. Per secoli si è registrato con estrema attenzione chi sposavano, quando nascevano i figli e a chi spettassero titoli ed eredità; nelle famiglie comuni basta invece qualche generazione perché la ricostruzione diventi meno agevole e, attraverso le figlie, il cognome originario scompaia immediatamente pur continuando la discendenza.
Non è quindi possibile stabilire quanti discendenti di Caterina Sforza vivano oggi. Quelli che incontriamo nelle case reali sono semplicemente i più visibili e i più facilmente documentabili; dopo oltre cinquecento anni di matrimoni e ramificazioni devono essersi formate molte altre linee, alcune probabilmente uscite da secoli dall'aristocrazia e ormai prive di qualsiasi cognome che possa far pensare agli Sforza, ai Riario o ai Medici.
Quanto al “sangue di Caterina”, l'espressione è suggestiva ma non va presa troppo alla lettera. La genealogia permette di ricostruire una successione di genitori e figli e quindi di stabilire una discendenza; altra cosa è pretendere di individuare, dopo più di venti generazioni, una determinata porzione del patrimonio genetico e attribuirla con certezza a un singolo antenato vissuto nel Quattrocento. Per raccontare questa storia basta la genealogia, senza chiedere alla genetica conferme che non potrebbe darci.

La cosa ha un aspetto curioso, soprattutto se la si guarda da Forlì. Caterina aveva speso buona parte della propria vita nel tentativo di conservare ai figli la signoria di Forlì e Imola: lo aveva fatto dopo l'assassinio di Girolamo Riario e lo fece nuovamente, anni dopo, quando l'esercito di Cesare Borgia arrivò sotto le mura. Alla fine Forlì e Imola andarono perdute e nessuno dei suoi figli riuscì a recuperarle.
La famiglia, però, prese altre strade. Da allora i discendenti si ritrovano fra i Borbone, gli Stuart, i Borbone-Parma e altre famiglie europee, mentre i rami meno illustri si sono dispersi e sono oggi assai più difficili da riconoscere.
Ed è forse per questo che, concedendoci la piccola esagerazione di un titolo, Caterina Sforza può essere chiamata regina d'Europa.

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