La leggenda di Livio Clodio

 Dalle cronache di Leone Cobelli, Forlì sarebbe nata dall'unione di quattro antichi insediamenti


Quando si parla delle origini di Forlì, la storia si intreccia inevitabilmente con la leggenda. Tra le testimonianze più affascinanti vi sono le cronache di Leone Cobelli, lo storico forlivese del Quattrocento che raccolse tradizioni, documenti e racconti tramandati nei secoli, offrendo una narrazione ricca di suggestioni sull'antica nascita del Forum Livii.

Cobelli apre il suo racconto celebrando la città come una delle più illustri della Romagna, la definisce, infatti “magna e nobilissima ne le parti de la Italia et lochi de Romagna”. Tuttavia, fin da allora ci si interrogava sull’origine di questa città, in particolare su chi fosse il misterioso Livio che ne avrebbe dato il nome. Leone Cobelli non si accontenta di giocare la carta di un Livio Salinatore, in particolare Marco, il console romano che sconfisse Asdrubale nella battaglia del Metauro nel 207 a.C. Secondo alcuni autori, sarebbe stato proprio lui a costruire una fortificazione sul Montone chiamata Livia, destinata in seguito a diventare uno dei borghi inglobati nella futura città. Costui, infatti: “fece una bastia sopra el fiome Montone et posigli nome Livia, e fecela contro Asdrubal: poi con el tempo fo abitata per loco forte. E de poi più de cento anni in la hedificacione de Forlivio fo facta ipsa Livia una de le contrate e burgo de Forlivio”.
Cobelli ricorda inoltre, sebbene così, di passaggio, pure Livio Druso, celebre politico romano lodato per l’eloquenza e generosità. Non è chiara l’attinenza con Forlì ma viene citato per mostrare specialmente quanto il nome Livio fosse prestigioso a quel tempo. 

Ma è il terzo personaggio a occupare il centro della scena: Livio Clodio, “nobelissimo romano” che fu mandato in Romagna sotto il consolato di Giulio Cesare. Costui “hedificò una cità sopra el fiome Montone : et per suo nome chiamata Forum Livij”. In effetti, parte della tradizione identifica come il vero fondatore di Forlì. Cobelli cita antiche autorità che attribuivano a lui la nascita della città: “Livio Clodio hedificò una cità sopra el fiome Montone: et per suo nome chiamata Forum Livij”. L'autore richiama anche Plinio e altre cronache medievali che avrebbero confermato questa interpretazione, alimentando una disputa erudita destinata a durare nei secoli. Il quesito, per esempio, stuzzicava Petrarca: chi era quel famoso Livio? Su suggerimento di un collega letterato forlivese giunse alla conclusione che prima ancora di Forlì fosse esistita Livia, antica città che poi sarebbe stata inglobata da Forum Livii

La parte più suggestiva della cronaca è quella che descrive concretamente la fondazione di Forlì. Cobelli afferma di aver trovato il racconto in antiche cronache ravennati attribuite a un certo maestro Geremia. Secondo questa tradizione, il Senato romano avrebbe inviato Livio Clodio in Romagna per ristabilire l'ordine in una zona attraversata da continui conflitti, omicidi e violenze. Giunto sul Montone, il console avrebbe trovato quattro piccoli centri fortificati: Castello, Merlonia, Schiavonia e Livia. Ora, semplificando, si può a tentoni identificare Castello con la zona di San Biagio, Merlonia con la prima metà di corso Diaz, Schiavonia con il tratto finale di corso Garibaldi e Livia verosimilmente coi Romiti. Per quanto riguarda il toponimo Merlonia, chi scrive pensa possa derivare o da fondi di un’antica gens Merula, oppure da un termine “merulus”: tra le accezioni si scova il significato tecnico di canale di derivazione, chiusa, scarico d'acqua, oppure elementi idraulici associati ai mulini.
Livio Clodio fece abbattere mura e palizzate dei singoli castelli e progettò una nuova città unitaria. Al centro collocò il mercato, il forum, destinato a diventare il cuore della vita pubblica.
Cobelli, infatti, racconta: “El dicto Livio fece far el designo per quanto voleva fare, et recinse tucti questi castelli dentro el circoito de questo designo”.
La nuova città venne dotata di fossati, mura robuste, porte monumentali, palazzi e di una piazza centrale che l'autore identifica con quella esistente ancora ai suoi tempi.

I vecchi insediamenti non scomparvero del tutto. Essi divennero quartieri della nuova città, è una tradizione che, pur non confermata dalle fonti archeologiche moderne, mostra come i forlivesi del Quattrocento cercassero di spiegare l'origine dei propri quartieri attraverso il racconto delle antiche fondazioni romane.
Oggi sappiamo che molte delle notizie riportate da Cobelli appartengono più alla tradizione erudita che alla storia documentata. Eppure il valore delle pagine cobelliane resta straordinario. Esse non ci raccontano soltanto come nacque Forlì, ma soprattutto come i forlivesi del Quattrocento immaginavano le proprie origini. Nelle loro pagine rivive il desiderio di collegare la città ai grandi protagonisti della Roma repubblicana, di spiegare i quartieri attraverso antiche leggende e di inserire la storia locale nel più vasto racconto della civiltà romana.

Al di là del valore storico della narrazione di Cobelli, il racconto dei quattro castelli merita infatti una riflessione particolare. È possibile che dietro questa tradizione si conservi il ricordo, deformato dal tempo e dalla memoria collettiva, di un fenomeno ben noto nel mondo antico: il sinecismo, ossia l'unificazione di più comunità preesistenti in un unico organismo urbano.
La stessa Roma, secondo la tradizione, non nacque come una città compiuta, ma dall'aggregazione di nuclei abitati sorti sui diversi colli. Analogamente, molte città dell'Italia romana sorsero incorporando villaggi, mercati, santuari o piccoli oppida già esistenti. Le colonie romane raramente venivano fondate nel vuoto: più spesso organizzavano e riordinavano realtà insediative precedenti, conferendo loro un nuovo assetto politico e urbanistico. In questa prospettiva, i quattro castelli ricordati da Cobelli potrebbero rappresentare il ricordo di altrettanti nuclei abitati sorti lungo il corso del Montone e in prossimità della via consolare, successivamente riuniti entro un unico perimetro urbano.

Anche il numero quattro potrebbe non essere casuale. Nella cultura romana i modelli quadripartiti ricorrono frequentemente nell'organizzazione del territorio e della città: quattro porte principali, quattro quartieri, quattro regioni urbane. È possibile che la tradizione abbia semplificato una realtà più complessa trasformandola in uno schema simbolico facilmente memorizzabile e tramandabile, individuando nei quattro castelli gli elementi fondativi della futura città.
Particolarmente significativo è il ruolo attribuito al forum. Nella cronaca di Cobelli, Livio Clodio non si limita a unire gli insediamenti esistenti, ma colloca al centro della nuova città il mercato, la piazza pubblica, il luogo delle assemblee e degli scambi. È proprio il forum a trasformare una somma di villaggi in una vera città romana. Non a caso il nome stesso di Forlì, Forum Livii, richiama direttamente questo elemento fondamentale dell'urbanistica romana. Attorno al forum si organizzano le strade, le attività economiche, gli edifici pubblici e la vita della comunità; esso rappresenta il cuore civile e politico della nuova fondazione.

Da questo punto di vista la leggenda tramandata da Cobelli potrebbe custodire una memoria più antica di quanto non appaia a prima vista. Più che una cronaca della fondazione, si tratterebbe dunque di un autentico mito civico delle origini, elaborato per spiegare l'identità unitaria di una città nata dall'incontro e dalla fusione di realtà diverse.

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