Cinque minuti di buio a mezzogiorno: angoscia, presagi, stupore. La grande eclissi del 1239 vista da Forlì
Nel pieno del Duecento la Romagna era attraversata da tensioni politiche e militari che coinvolgevano gran parte dell’Italia. Le lotte tra Guelfi e Ghibellini dividevano città, famiglie e territori, mentre lo scontro tra l’imperatore Federico II di Svevia e il papato di Gregorio IX alimentava un clima di continua instabilità.
In questo contesto, il 3 giugno 1239, un fenomeno astronomico eccezionale colpì profondamente l’immaginario collettivo: una grandiosa eclissi totale di Sole trasformò il giorno in notte sopra la Romagna.
Sigismondo Marchesi, mutuando da antichi cronisti, descrisse la scena con toni impressionanti. Scrisse che il sole “si annerì” nel pieno del giorno e che nel cielo comparvero le stelle. Raccontò inoltre di una luce visibile vicino al disco oscurato e di una sorta di “foro infuocato” nella parte inferiore del sole eclissato. In quel momento la luna era al ventinovesimo giorno: così, a mezzodì, si fece notte sopra la Romagna.
La notizia dell’eclissi trova conferma anche nella Cronica Patricii Ravennatis dove si legge che il terzo giorno di giugno avvenne l’eclissi (“defectio”) del sole e il cielo divenne “stellatum”. Ed era circa mezzogiorno quando accadde; il fenomeno, nella sua complessità, fu visibile dalle 12.09 alle 14.41. Anche l’astrofilo Claudio Lelli conferma: “si tratta di una grandiosa eclissi totale di sole visibile in Italia e in Romagna”. In particolare, “la totalità a Forlì durò ben 5 minuti e 13 secondi, una durata eccezionale anche per gli standard astronomici moderni, – aggiunge Lelli, cui il Foro di Livio si è rivolto per capire meglio quanto descritto da Marchesi – inoltre il sole si trovava molto alto sull’orizzonte, a circa 63 gradi di altezza".
Le moderne simulazioni aiutano anche a comprendere uno degli aspetti più misteriosi raccontati dai cronisti medievali: la presenza di una luce brillante accanto al “Sole nero”. Lelli osserva infatti che, a meno di un grado dal sole oscurato, splendeva luminosissima Venere. E aggiunge: “Secondo me potrebbe essere quella ‘specie di foro infuocato’ descritto da Marchesi. Oppure potrebbe essere una grande protuberanza, ma questa evenienza non può ovviamente essere verificata”.
Questa interpretazione offre una possibile spiegazione scientifica a un dettaglio che per secoli era apparso quasi fantastico agli studiosi medievali, molti dei quali dubitavano della veridicità del racconto proprio perché ritenevano impossibile vedere stelle o pianeti in quella posizione durante un’eclissi.
Su tale evento, l’astronomo Giovanni Celoria nel 1875 scrisse una memoria scientifica per il Reale Osservatorio di Brera. Non cita espressamente il caso di Forlì, tuttavia fa riferimento ad altri punti di osservazione italiani e romagnoli: viene confermato il misterioso “foramen ignitum” (quel foro infuocato) che si poteva vedere “in circulo Solis”. Pure Celoria interpreta questo dettaglio come una protuberanza solare, cioè uno dei primi riferimenti storici chiari alla corona e alle protuberanze durante un’eclissi.
Il prudente Marchesi, tuttavia, preferì non entrare nella disputa astronomica. Dichiarava anzi di non essere esperto “di stelle e pianeti” e di voler riportare il fatto soltanto come segno simbolico delle sciagure che avrebbero colpito l’Italia e la Romagna.
E in effetti gli anni successivi furono segnati da nuove guerre e tensioni. Nel giugno del 1240 l’imperatore Federico II giunse a Forlì, città tradizionalmente ghibellina, dove venne accolto con grandi onori dagli amministratori e dal popolo. Marchesi avrà voluto alludere di scorcio – parlando in modo ellittico - che l’arrivo dello Svevo abbia rappresentato per Forlì un evento pernicioso?

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