Quando a Forlì si volava dalla piazza d’Armi, tra entusiasmo popolare e i primi segni di una vocazione aeronautica cittadina
Nel cuore della Forlì degli anni Trenta, quando l’aviazione rappresentava modernità, progresso e spettacolo, anche la Pasqua poteva trasformarsi in un evento alato. La “Pasqua aviatoria” del 1931 racconta una pagina poco conosciuta ma affascinante della storia cittadina: una giornata in cui voli dimostrativi, entusiasmo popolare e curiosità collettiva si incontrarono nella piazza d’Armi, anticipando quella vocazione aeronautica che avrebbe portato alla nascita dell’aeroporto. Tra cronache d’epoca, protagonisti locali e un’atmosfera di festa condivisa, si tenta di rivivere qui uno dei primi momenti in cui Forlì iniziò a guardare il cielo come parte della propria identità.
Nel raccontare la “Pasqua aviatoria” che animò Forlì, è al Corriere Padano del 7 aprile 1931 che occorre tornare, fonte puntuale e vivace di una giornata che oggi, nell’anno del centenario dell’aeroporto cittadino, assume un significato ancora più evidente. Come si fa presto a immaginare, l’aeroporto allora non esisteva, tuttavia nella piazza d’Armi, area compresa più o meno dove ora è lo stadio, decollavano e atterravano voli amatoriali.
L’iniziativa, promossa dalla Società Aeronautica A.r.t.a., si inseriva in un più ampio sforzo di divulgazione del volo e di avvicinamento del pubblico all’aviazione. Fin dal mattino del 5 aprile 1931, domenica di Pasqua, si registrò un’affluenza notevole: la cronaca parla di “gran folla”, accorsa con curiosità e aspettativa. I voli ebbero inizio nelle ore centrali della giornata e proseguirono nel pomeriggio “ininterrottamente e con completa soddisfazione dei passeggeri”, scandendo il tempo di una festa che univa spettacolo e partecipazione diretta.
Gli apparecchi utilizzati erano i leggeri velivoli da turismo dell’epoca, in particolare il modello “Aviatik”, progettato per il trasporto di passeggeri in brevi voli dimostrativi. Il loro decollo dal prato della piazza d’Armi suscitava meraviglia: gli aeroplani “si librano sul cielo che domina la parte intimamente urbana di Forlì”, offrendo una visione nuova della città e della campagna circostante. Erano giunti il giorno prima nel capoluogo romagnolo non senza generare entusiasmo accresciuto da un equivoco: è Italo Balbo quel pilota con barba a pizzo? No, era il signor Stefano Montevecchi. Anche se lo stesso smentì di essere il grande trasvolatore, fu portato egualmente in trionfo dai forlivesi che a guai a togliere un’occasione festosa.
L’organizzazione prevedeva una rotazione continua dei passeggeri, la cronaca restituisce con precisione nomi e impressioni. Tra i piloti e gli animatori dell’iniziativa figurano il dottor Aldo Lombardini, Pietro Montanari, Ercole Prati, Silvio Cori, Giovanni Costa, e il pittore ferrarese Guido Cavazzini; tra i passeggeri Renato Angeletti della farmacia dell’Ospedale, Arrigo Pasqui della Cassa dei Risparmi e altri cittadini segno della partecipazione diffusa. Addirittura spiccò il volo “una coppia di giovani sposi”, in particolare “il signor Fernando Farneti e la sua gentile e titubante signora Maria”.
Non mancano famiglie intere tra i passeggeri: il signor Armando Matteucci con la moglie Giuseppina “e le figlie Saffo, Agar e la piccola Bibi di appena 7 anni”. L’esperienza, pur nuova, appare già capace di entrare nella quotidianità, trasformandosi da spettacolo eccezionale a possibilità concreta. La reazione stupita dei volatori porta a trasformare corso Vittorio Emanuele in “un piccolo nastro” e si esclama: “com’è bella Forlì e come è valente il pilota”.
Particolarmente vivace è la descrizione dell’atmosfera: la folla, trattenuta a fatica, si accalca mentre “i militi fanno fatica a trattenere il pubblico”. L’entusiasmo dei ragazzi è definito “irrequietezza dei giovanetti”, mentre non manca una punta polemica verso gli scettici, ai quali la riuscita dell’iniziativa offre “la più chiara smentita ai denigratori giudizi sull’apaticità romagnola”.
Nel pomeriggio i voli proseguono senza sosta e con esito positivo: “i voli si sono susseguiti ininterrottamente”, annota il cronista, chiudendo con un bilancio nettamente favorevole.
E anche lunedì dell’angelo “i voli sono ripresi richiamando ugualmente gran pubblico”.
Riletta oggi, quella giornata nella piazza d’Armi appare come un momento fondativo: un primo, deciso avvicinamento tra Forlì e il volo, destinato a trovare pochi anni dopo una sede stabile con la costruzione dell’aeroporto. In quella Pasqua del 1931 si intravede già, con chiarezza, l’inizio di una storia che avrebbe segnato a lungo l’identità della città.

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