Forlì sotto la stella nuova

 Nel cielo del 1604 appare un bagliore: è la supernova di Keplero, e in città accadono fatti strani...


Ottobre 1604. Gli occhi degli astronomi europei sono puntati da tempo verso la regione della volta celeste compresa tra il Sagittario e l’Ofiuco (o Serpentario). Lì si sta compiendo un evento raro, benché ciclico e prevedibile: la congiunzione di tre pianeti, Giove, Saturno e Marte, che nel cielo sembrano avvicinarsi fino quasi a toccarsi. Dotti, matematici e curiosi osservano con attenzione quel tratto di firmamento quando, tra il 9 e il 10 ottobre, accade l’imprevisto: appare all’improvviso una nuova luce. Anche Sigismondo Marchesi ne dà notizia nelle sue cronache, annotando che pure a Forlì “quest’anno istesso sotto li 10 d’Ottobre fu veduta una nuova Stella, pronostico secondo l’opinione comune d’eventi maligni”. La meraviglia è generale. La fonte luminosa cresce rapidamente d’intensità per un paio di settimane, fino a eguagliare lo splendore di Venere; poi, lentamente, comincia a declinare, finché, dopo circa un anno e mezzo, scompare alla vista. I grandi nomi del tempo la studieranno in diretta, e Keplero, e Galileo, e altri. I forlivesi, a bocca aperta, assistevano all’evento con diffidenza, quasi paura: era davvero un “pronostico d’eventi maligni?”.

Nel clima culturale del primo Seicento, il fenomeno non è letto come semplice fatto naturale, ma come segno. Marchesi collega esplicitamente l’apparizione celeste ai disordini che scuotono il capoluogo romagnolo: “Ed in fatti nella Città di Forlì n’insorsero poco dopo tante commotioni di risse particolari fra Cittadini”. Tanto che, annota l’autore attento e basito “in poco meno d’un mese seguirono ventotto quistioni”. La cronaca si fa drammatica quando ricorda che, nella serata dell’ultimo giorno di ottobre, “vennero ferite undici persone tutte nella testa, tutte sopra l’occhio sinistro”, quasi a voler suggerire un sinistro parallelismo tra il cielo ferito da una nuova luce e i corpi colpiti nella città. Ad amplificare l’unicità statistica di tale episodio, si aggiunge altro “che fè restare attonite le menti de’ più giudiciosi”: infatti, “chi havesse col compasso prese le misure del luogo, e della grandezza di ciascuna ferita, non vi haverebbe ritrovata una minima differenza”. Insomma, tutte queste ferite erano uguali. 

Oggi sappiamo che quell’apparizione non fu presagio, ma evento astrofisico di portata straordinaria. Con strumenti moderni possiamo ancora osservare i “resti” di quella stella esplosa, e disponiamo di una teoria dell’evoluzione stellare sufficientemente solida da collocare simili fenomeni nella classe delle stelle variabili. È ormai assodato che nel 1604 si trattò di una supernova (termine introdotto da Fritz Zwicky e Walter Baade nel 1934): un evento catastrofico nella vita di una stella, durante il quale essa aumenta improvvisamente di luminosità, diventando visibile a enormi distanze cosmiche.

Quella che per Marchesi era una “nuova Stella” e un “pronostico” di sciagure, è l’ultima supernova osservata a occhio nudo nella Via Lattea, un’esplosione stellare che ha lasciato un’impronta duratura tanto nella storia dell’astronomia quanto nell’immaginario collettivo del suo tempo. Che poi i bizzarri episodi di violenza avvenuti a Forlì sotto quella luce insolita e misteriosa ne siano una curiosa conseguenza, non è dato del tutto sapere. 

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