Ovazione a Campostrino

 Nel febbraio del 1915, Cesare Battisti venne salutato come “ospite sacro” dalla Forlì interventista


Un evento scaldò il freddo febbraio della Forlì di cent'anni fa. Presso la palestra di Campostrino tenne un comizio Cesare Battisti, “deputato socialista di Trento”, una tra le più importanti figure dell'irredentismo italiano. Nato a Trento (allora austriaca), scoppiata la Grande guerra combatté per la parte italiana. Sarà impiccato per alto tradimento nell'estate del '16. 

Nel numero del 13 febbraio 1915 de “Il Pensiero Romagnolo”, settimanale dei repubblicani forlivesi, si racconta la cronaca di questo incontro di Battisti con i forlivesi avvenuto il martedì precedente. Cronaca che merita due puntate di questa rubrica. “La vastissima palestra – si legge - rigurgitava di pubblico che all'apparire dell'oratore scoppiò in una lunga ovazione”. Gli aggettivi, si noterà, sono tanti e ridondanti, spesso superlativi, ma è una traccia del tempo. “Il dott. Spallicci con adeguate parole salutò e presentò l'ospite sacro. L'onorevole Cesare Battisti con calore italiano, con somma chiarezza, precisione e grandissima efficiacia espose il problema di Trento e Trieste sotto ogni aspetto concludendo coll'invocare l'aiuto della madre patria pei figli oppressi e angariati dallo straniero”. 

In effetti, i toni del periodico forlivese sono chiari: qualche giorno prima la redazione se l’era presa con “preti, socialisti e tedeschi”, in quanto, schierandosi contro l'ingresso dell'Italia nella Grande guerra, sarebbero “contro il popolo italiano”. Il settimanale (cinque centesimi la copia), usa come di consueto accenti mordaci: “In questi giorni è assai rilevante l'attività della stampa tedesca ed austriaca per persuadere l'Italia alla neutralità. (…) Secondo questi consiglieri disinteressati c'è una soluzione, rimanere neutrali sino alla fine della grande guerra”. Tra l'altro, ponendo “principalmente in evidenza il fatto che il Vaticano, uscito ora per la prima volta dalla sua riserva, e i socialisti sono per la neutralità”. Di conseguenza, il concetto è declinato con parole diverse ma toni non tanto dissimili: “Che fortuna che la maggioranza del proletariato evoluto e cosciente, non ragioni troppo per il sottile! Altrimenti potrebbe chiedere come mai i suoi interessi di classe (ragionando marxisticamente) possano coincidere con quelli di sua Santità Benedetto XV e dei suoi scagnozzi, con quelli della borghesia reazionaria e feudale della Germania e dell'Austria, con quelli del bancarottiere Giovanni Giolitti!”.

Ma ecco ciò che seguì, in quel di Campostrino, all'intervento dell'irredentista Battisti: “La folla entusiasta strappò dal palco appositamente eretto per l'oratore una bandiera italiana e con quella si avviò cantando e ineggiando all'Italia verso piazza Vittorio Emanuele”. Tuttavia “all'altezza del tribunale gli sbirri dell'Austria sbucarono fuori colla pretesa di strappare il vessillo e con tale veemenza da far credere ad una caccia di briganti. La folla al grido di viva l'Italia fece argine con forza e impedì ai croati di compiere la loro sconcia gesta. La folla poi si recò, sempre cantando inni patriottici, all'epigrafe a Fratti ove l'amico Gatti disse parole d'occasione”. Quindi la gente “si portò numerosissima all'Albergo Forno (cioè presso il voltone tra via Mentana e via delle Torri) obbligando con insistenti applausi a parlare per ben due volte il deputato socialista di Trento il quale ringraziò vivamente e chiuse al grido di viva Forlì! Viva la guerra!”. Applausi frenetici e finalmente tutti a tavola: “al banchetto d'onore” presero parte “una cinquantina di commensali”. E si legge: “Alla frutta, il festeggiato ringraziò con commosse parole inneggiando alla prossima liberazione della patria oppressa”. 

Di questa vicenda c’era traccia su una lapide collocata sulla facciata della palestra, dalla parte di via Oreste Regnoli. Da tempo nessuno se n’è preso più cura, pertanto ora è illeggibile e difficilmente potrà essere recuperata. Sorte simile pare ineluttabile anche per le altre numerose iscrizioni storiche che a stento ormai si leggono a Forlì. Ineluttabile a meno che qualcuno non agisca per evitare che anche queste testimonianze spariscano. 

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