Le "venerate sembianze" di Saffi

Brevissima sintesi di un progetto lungo trent’anni: un “patriottico concorso” per la statua in mezzo alla grande piazza


Nel bel mezzo della grande piazza, dal settembre del 1921 si staglia la figura di Aurelio Saffi. Testimone pensoso degli accadimenti da allora, saltò per aria per l’ultima guerra per poi essere recuperato e ricostruito fedelmente. Anche se lo si dà per scontato, in realtà il Triunviro ha finora sorvegliato per circa novant’anni, poca cosa rispetto agli oltre otto secoli di uso pubblico dell’antico campo dell’abate. Si pensi che al centro della piazza (o quasi), per più di trecento anni c’è stata la “Crocetta”, in seguito, per poco meno di altrettanti trecento anni, la colonna della Madonna del Fuoco. Quindi il Saffi dello scultore Cifariello è un giovanotto che per qualche decennio dopo la guerra lasciò il posto a un’aiuola per poi riapparire sul principio degli anni Sessanta. 

Originale di sicuro è la testa, ed è proprio delle origini che pare interessante approfondire qualche aspetto. Dalla residenza municipale, il 25 aprile 1890 il sindaco Ercole Adriano Ceccarelli, col favore della giunta composta da Livio Quartaroli, Antonio Fratti, Andrea Morgagni, Attilio Pasini, Giuseppe Mazzoni, Giulio Romagnoli, Aurelio Silvestrini, chiese aiuto a tutta Italia per la costruzione di un monumento al forlivese morto da qualche giorno. Un monumento “che perpetuasse le venerate sembianze dell’illustre Cittadino”, “glorioso triumviro della Repubblica Romana”. Ne aveva ben donde: era stato eletto qualche mese prima anche grazie all’amicizia con l’ormai anziano Saffi, autorità indiscussa e meritevole di stima trasversale. In tale compagine amministrativa era assente la componente cattolica, pertanto non vi furono scrupoli nell’eliminare la colonna della Madonna del Fuoco che tuttavia resisterà lì dov’era per poco meno di altri vent’anni. 

L’11 aprile 1890, ad appena un giorno dalla morte del triunviro, il Consiglio Comunale si era riunito in sessione straordinaria per deliberare le iniziative in sua memoria. Spuntò dunque l’ipotesi di un “monumento nazionale da erigersi sulla piazza Vittorio Emanuele” con una sottoscrizione di 50mila lire (cioè circa 250mila euro attuali). Il Sindaco, pertanto, propose al Consiglio Comunale di partecipare “a questo solenne tributo di riconoscenza e di ammirazione che la Patria renderà ad uno dei più grandi cooperatori del suo riscatto”. 
Due settimane più tardi, Ceccarelli chiese a tutti i Sindaci del Belpaese di contribuire, definendo l’iniziativa un “patriottico concorso” tale da far sorgere “in breve” un “monumento degno di quel grande” per “imperitura testimonianza di riconoscenza Nazionale”. Si noti che “in breve”, per molteplici vicissitudini, sarebbe diventato un periodo di tre decenni. La richiesta a tutta Italia ha una sua motivazione: “poiché Aurelio Saffi non appartiene solo alla Città che ha il vanto di avergli dato i natali, ma a tutta Italia, che ammirò in Lui il pensatore, il filosofo, il più autorevole discepolo di Giuseppe Mazzini, uno dei più ferventi apostoli dell’Unità e Libertà della Patria”. 

A dire il vero l’appello non andò benissimo e per alterne vicende la gestazione della statua fu lenta e complicata. Le somme raccolte furono depositate presso la Banca Popolare Forlivese che quattro anni dopo sarebbe clamorosamente fallita trascinando al presunto suicidio il citato Quartaroli e i risparmiatori forlivesi nella costernazione. Visto lo stallo, la Congregazione di Carità nel 1904 propose di usare i fondi raccolti per la costruzione del nuovo ospedale che sarebbe stato intitolato a Saffi. La vedova Giorgina accolse con favore la proposta e il nuovo ospedale, ora campus universitario, venne inaugurato dieci anni dopo. E la statua? Nel frattempo c’era chi la dava per persa (alcuni avrebbero preferito una fontana), chi insisteva con bozzetti raffiguranti un Aurelio in toga accademica. Con la grossa spinta (morale ed economica) di Angelo Masini, alla fine l’operazione ebbe esito. Fu incaricato Filippo Cifariello, artista verista pugliese dalle vicende turbolente (tre volte marito, della prima uxoricida per gelosia scusata con l’onore, finì poi togliendosi la vita) il cui disegno venne approvato e realizzato. Il monumento a Saffi fu inaugurato il 4 settembre 1921. Il giorno successivo la piazza da Vittorio Emanuele fu dedicata ad Aurelio Saffi, l’ospedale da Aurelio Saffi venne intitolato a Morgagni. La vedova Giorgina non vi poté assistere: era morta dieci anni prima. 

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